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tribunale novaraNOVARA-13-09-2017- Era un pomeriggio di un giorno d’estate

di sei anni fa quando, sfogliando un giornale, la sua attenzione era stata calamitata da un annuncio a “luci rosse” corredato da una fotografia che ritraeva una ragazza decisamente molto bella. Non ci aveva pensato su due volte: preso il telefono aveva contattato il numero indicato, e dopo essersi accordato per un appuntamento, era salito in auto e aveva raggiunto la casa. Poi su quanto era successo dopo, tra le pareti di quell’appartamento, le versioni non sono solo discordanti, ma addirittura divergenti. Sta di fatto però che lui, oggi 37enne residente in città, ora è a processo chiamato dalla Procura a rispondere dell’accusa di violenza sessuale. A denunciarlo una ragazza sudamericana, all’epoca poco più che trentenne, nome d’arte “Brunetta”, che lavorava come escort anche a Novara. Secondo quanto aveva denunciato la donna, lui, non appena varcata la soglia di casa, aveva assunto un atteggiamento particolare, quasi aggressivo, lei lo aveva invitato alla calma e lui, per tutta risposta, l’aveva colpita con un pugno quindi aveva abusato di lei e se n’era andato senza pagare. Lui, di contro, ammette senza indugio alcuno di aver contattato quel numero (a lui gli investigatori erano arrivati con l’analisi dei tabulati telefonici della donna), di aver avuto un rapporto e di aver anche pagato la prestazione. Ma quella donna, quella che si era trovato di fronte quando si era aperta la porta, non era per nulla avvenente, anzi; proprio niente a che vedere con la ragazza della fotografia. Era rimasto comunque, aveva consumato il rapporto e pagato la prestazione. Qualche giorno dopo, la denuncia; lui si difende: nessuna violenza, sostiene; e la donna con la quale aveva avuto l’incontro non era quella della foto, “era decisamente brutta”. Ma è impossibile fare il riconoscimento perché lei nel frattempo si è resa irreperibile Nel 2013 ha lasciato l’Italia e si è trasferita in Francia dove si è lasciata alle spalle il passato e si è rifatta una vita e in Italia, come ha riferito in aula la sorella (che quel giorno d’agosto aveva ricevuto la telefonata disperata della giovane che tra le lacrime le aveva raccontato quanto era accaduto), “non ha più alcuna intenzione di tornare”.  Il tribunale ha disposto la citazione della donna all’indirizzo fornito dalla sorella e aggiornato il processo a febbraio.

 
 
 
 
 
 
 
 
 

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