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tribunale novaraNOVARA -12-11-2017- Il “cellulare” incriminato

non è mai stato trovato ma lui, marocchino di 43 anni, che per quel cellulare, o meglio per la rapina di quel telefonino, è finito a processo, ha pagato un prezzo abbastanza salato alla giustizia. L’uomo è infatti stato condannato alla pena di tre anni e 4 mesi di reclusione, più ottocento euro di multa e, una volta espiata la pena, il giudice ha disposto che sia espulso dal territorio italiano. Tutto era accaduto un giorno di qualche anno fa nella zona della stazione ferroviaria di Novara quando tra due cittadini extracomunitari, entrambi di nazionalità marocchina, era scoppiata una violenta lite, nata con ogni probabilità per futili motivi. Un acceso diverbio poi degenerato, stando almeno a quanto uno dei due aveva denunciato, tanto da finire in rapina, del cellulare, appunto, che uno dei due contendenti sosteneva essergli stato “preso” con la forza. Dalla denuncia al processo, il passo, seppur non tanto breve c’è stato e l’uomo, assistito dall’avvocato Maurizio Antoniazzi, è stato condannato. Pare che il cellulare avesse un valore decisamente contenuto, all’incirca 50 euro. Per il difensore quella fornita dalla “vittima” della rapina è stata “una ricostruzione fantasiosa, del tutto priva di riscontri”; per questo aveva concluso con la richiesta di assoluzione. Il collegio, accogliendo le richieste dell’accusa, lo ha condannato.

 
 
 
 
 
 
 
 
 

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