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giustizia legge foto

NOVARA -12-11-2017- “Quando sono sceso

in cortile e ho visto quei due uomini accanto alla porta del mio furgone ho chiesto “cosa state facendo?” e loro, per tutta risposta mi hanno aggredito. Io mi sono difeso, abbiamo fatto a pugni, poi mi hanno colpito con un bastone, che era sul furgone, e anche con una catena, quelle per chiudere le biciclette”. Sul furgone però non mancava nulla. Era il tardo pomeriggio di un giorno di maggio di tre anni fa quando un uomo, di origine marocchina, uscendo di casa aveva notato che accanto al suo furgone, parcheggiato in un cortile, c’erano due ragazzi, “uno alto, che conoscevo di vista perché abita in una casa lì vicino, l’altro più basso di statura  e un po’ grassoccio, che non avevo mai visto. Il furgone io l’avevo chiuso a chiave ma in quel momento ho visto che avevano scassinato la serratura di una portiera”. Dopo l’aggressione i due erano scappati e lui, il proprietario del furgone, era andato in ospedale a farsi medicare. “Quando sono tornato indietro ho visto che sotto al furgone c’era un cellulare, l’ho preso, l’ho aperto e poi, pensando che fosse di uno dei due ragazzi, ho guardato se per caso ci fosse qualche foto. Infatti c’era, nella galleria delle fotografie e da quelle ho riconosciuto uno dei due ragazzi. Poi sono andato dai carabinieri, ho fatto denuncia e ho consegnato quel telefonino”. E ai militari è bastato quello per risalire all’identità dei due presunti aggressori, identificati poi in due giovani tunisini, uno all’epoca dei fatti 26enne, l’altro 29enne, ora a processo, difesi dagli avvocati Alessandro Truscia e Giulia Ruggerone, con le accuse di tentata rapina in concorso e lesioni aggravate. “No – ha aggiunto l’uomo – a bordo del mezzo non mancava niente, però erano lì vicini e quando ho chiesto cosa ci facessero lì mi hanno aggredito, e poi la serratura era stata forzata”. Si torna in aula a maggio per le richieste di accusa e difesa.

 
 
 
 
 
 
 
 
 

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