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toga avvocato

NOVARA-12-01-18 -Era stato arrestato

una sera di luglio di due anni fa al termine di una serata particolarmente concitata: in preda ad un eccesso d’ira aveva danneggiato la porta del vicino di casa, era entrato in casa sua, lo aveva strattonato e spinto a terra, tutto senza un apparente motivo; poi, dopo che qualcuno aveva chiamato il 113, all’arrivo dei poliziotti se l’era presa con loro e anche con il badante del vicino che nel frattempo era rientrato a casa. Per cercare di ridurlo alla calma i poliziotti avevano chiamato altri colleghi in supporto e persino un’ambulanza; alla fine erano riusciti a bloccarlo e avevano cercato di ricostruire cos’era accaduto ed è stato in quel momento che, ascoltando la convivente, hanno capito che l’ingresso nella casa del vicino non era stato l’inizio di tutto quel trambusto ma la fine di una serata un po’ movimentata. Tutto era infatti iniziato nella sua abitazione dove, al rientro, aveva trovato la compagna con due amiche; l’aveva insultata, aveva preso a calci i mobili, l’aveva picchiata e infine l’aveva chiusa in casa con i due figli, e poi, sempre in preda all’ira, si era diretto verso la porta del vicino di pianerottolo. E la donna, ascoltata dagli agenti, aveva riferito che quel comportamento nei suoi confronti non era nuovo: da anni subiva i suoi maltrattamenti, sia verbali che fisici, ma non aveva mai denunciato nulla per paura che la situazione peggiorasse. A quel punto, per l’uomo, quarantenne novarese, era scattato l’arresto con le accuse di maltrattamenti in famiglia, violazione di domicilio, minaccia, violenza e resistenza nei confronti di pubblici ufficiali. Accuse con le quali è arrivato a processo, nel corso del quale sono stati ascoltati parecchi testimoni che sostanzialmente però hanno ridimensionato un po’ le accuse; e tra questi anche la figlia del vicino: “I rapporti con mio padre erano abbastanza buoni – aveva detto - non so cosa gli sia preso quella sera”. Per l’accusa invece nessuno sconto tanto che il pubblico ministero ha concluso con una richiesta di condanna a 3 anni e mezzo di reclusione. Il giudice, accogliendo in parte le richieste della difesa, lo ha assolto dall’accusa di maltrattamenti e lo ha condannato a 9 mesi per gli altri reati.

 
 
 
 
 
 
 
 
 

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