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toga avvocato

NOVARA-19-01-2018-Assolto perché

il fatto non costituisce reato. Si è chiuso con questa sentenza (il pubblico ministero aveva chiesto la condanna a 9 mesi) il processo celebrato con rito abbreviato per un novarese di 56 anni, difeso dall’avvocato Giuseppe Brusorio, chiamato dalla Procura a rispondere dell’accusa di omicidio colposo per la morte di una coppia di coniugi sessantasettenni deceduti dopo aver mangiato funghi velenosi. Quel che l’accusa contestava all’uomo era sostanzialmente il fatto che lui (che ha sempre sostenuto di non conoscere i funghi e di averli raccolti su indicazione dell’anziano amico), non fosse andato preventivamente all’Asl per verificarne la commestibilità. Tutto era accaduto il 31 ottobre del 2015 quando Antonio Russo, pensionato novarese, bloccato su una sedia a rotelle, era uscito per una passeggiata in compagnia dell’amico. Russo che pare fosse un esperto conoscitore, aveva chiesto all’amico di raccogliere alcuni funghi che si trovavano a fianco della pista ciclabile in via Monte San Gabriele. Quella sera, quei funghi, erano stati cucinati per la cena, alla quale aveva partecipato, oltre a Russo e alla moglie, Maria Di Bella, anche la figlia della coppia, di 43 anni. Nella notte, a poche ore dall’ingestione dei funghi, poi rivelatisi essere amanite falloidi, si consumò il dramma quando fecero la comparsa i primi sintomi di un avvelenamento; la richiesta di soccorso, la corsa in ospedale quindi, per madre e figlia, il trasferimento alle Molinette di Torino. Poi il drammatico epilogo: Maria Di Bella morì, per avvelenamento, dieci giorni dopo, il 10 novembre; Antonio Russo quattro giorni dopo la moglie; la figlia sottoposta a cure intensive si riprese. La Procura aprì un fascicolo con l’ipotesi di reato di omicidio colposo a carico dell’amico che materialmente aveva raccolto quei funghi, su indicazione del pensionato. “Per noi – ha sempre sostenuto il legale dell’uomo  – non esiste alcun profilo di colpa; quei funghi da raccogliere erano stati indicati da Di Bella”. Tesi accolta dal giudice che l’ha mandato assolto.

 
 
 
 
 
 
 
 
 

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