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15-08-2022 -- Abbiamo trascorso la giovinezza a considerarci dei disagiati: troppo piccoli per avere fatto il ’68 ma abbastanza grandi per sentirne nostalgia, piccoli per avere visto i Beatles e urlato contro la guerra in Vietnam. Spaesati a navigare verso gli ’80, dopo aver sepolto Lennon (è l’8 dicembre, l’anno sta quasi finendo) e alla ricerca confusa di un’identità generazionale. La febbre del sabato sera? Per carità, no no, noi ammicchiamo al punk (con garbo italico tuttavia). Sex Pistols? Sì, vabbè, anzi no Clash per me, Clash forever. E così a scuola andiamo in assemblea, e nel tempo libero l’assemblea la facciamo in strada, a incontrarci, a parlare tra di noi: laggiù la piazza nera, qui quella rossa. Non ti avvicinare troppo, non fare casino, perché è vero che i tempi sono cambiati, che i ’70 sono finiti, ma gli anni di piombo stanno mandando gli ultimi colpi di coda. Ad agosto la bomba ha fatto strage alla stazione di Bologna, se ne parla…I fascisti, ancora loro, sempre loro.

Quanto ne sappiamo di politica? La bazzichiamo parecchio, qualcuno ha idee più confuse, altri meno. Chi non ne vuole sapere (e ci sono) stia alla larga, assieme alle ragazze da marito (anche quelle ci sono ancora) e ai fanatici della disco. Monta il riflusso, il disimpegno ci avvilisce, qualcuno trova rifugio nella letteratura: passati gli anni di Hesse prendiamo a divorare Dostoevskij, ma non ci basta. Pazzi per la letteratura ma non ci basta, noi vogliamo contare, noi vogliamo scrivere il futuro non starcene fermi a leggere il passato. D’altronde siamo impegnati, siamo quelli iscritti alla Figc, o quelli che la Figc la contestano ma fa lo stesso, noi non abbiamo paura di esporci davanti ai proff, abbiamo sempre un “No” stretto nella mano e nessun sì, soprattutto quando a chiedercelo sono i genitori. Giriamo col giornale in tasca, e se capita ci scambiano una canna, siamo quelli che hanno ereditato il concetto di amore libero dagli zii e dai fratelli maggiori, ma non l’hanno mai sperimentato perché s’innamorano ancora e l’amore lo fanno con amore. Almeno così credono.

Oggi ci guardiamo intorno e qualcosa che somiglia molto allo spaesamento di allora ci avvolge. Di decenni ne sono passati quattro e solo adesso, dopo matrimoni, figli, lutti e divorzi qualcuno si rende conto di non avere più vent’anni. “Certo che ce ne hai messo a capire le cose” sussurra all’orecchio il mio demone, quello della pura d’invecchiare. “Capire cosa? - gli faccio -. Ricordati Guccini, a vent’anni si è stupidi davvero quante balle si han in testa a quella età”. E le balle sono rimaste tali, mentre intorno il mondo se lo ingoiavano i fanatici  della disco, quelli che di politica non volevano saperne e le buone ragazze da marito.

Come abbiamo fatto a finire così? Perché abbiamo ammainato le belle bandiere? Perché abbiamo smesso di crederci? Ci riconosciamo, e per quanto si possa vestire bene c’è sempre qualche dettaglio a riportaci ad allora: un ricciolo fuori luogo, una gonna a fiori, un orecchino un po’ troppo grande, un bracciale. Ci stiamo avvicinando ai 60 (qualcuno li ha già raggiunti) e basta uno sguardo per farci dire: “Anche tu, vero?”

“Anch’io sì. Sì, ho sposato politica e canne, oggi non ne trovo traccia nei ragazzi… di politica intendo, di canne non lo so. Ho smesso di fumare da qualche anno ormai”.  Ma non possiamo fare diversamente, diamogliela questa fiducia ai ragazzi,  gli lasciamo in eredità una crisi climatica che da sola serve a coprire mille anni di tragedie…Diamogliela questa fiducia. E sì, sì… Loro oggi come noi allora, ma con qualche guaio in più e molte speranze in meno. Forse zero, non so.  I giovani vogliono contare? Non è questione di volere, i giovani devono contare. Ho sentito Erri De Luca l’altro giorno, diceva che fintantoché  il suo voto da settantenne  varrà quanto quello di un ragazzo, lui a votare non ci andrà. Il voto di un giovane dovrebbe contare il triplo diceva. Eh sì, non ci avevo mai pensato ma gli do ragione, mi piace dargli ragione. Ma poi… 

Ma poi mi ricordo che siamo in piena campagna elettorale e tempo qualche settimana al voto ci andremo con le regole di oggi. Da lontano s’alzano voci, applausi, qualche “bravo” e qualche “vinceremo” a sovrastare la voce di un cantautore rimandata da un altoparlante di quarant’anni fa. Il leader della sinistra è in piazza ad arringare la folla, di gente ce n’è parecchia ma le teste sono bianche, al massimo brizzolate, le bandiere sventolano, le mani si alzano, le voci massacrano Bella ciao. Guardo meglio, inforco gli occhiali, fingo di non vedere ma è inutile, non sto sbagliando. In piazza è rimasto solo il passato a pretendere di contare: dove sono finiti i ragazzi?

Antonella Durazzo

Foto : The Clash via Wikipedia


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