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cota roberto

Lo smart working non mi entusiasma.

Lo ammetto. Così come non mi piacciono (in questo caso parlo da avvocato), le cosiddette udienze da remoto (cioè in collegamento), oppure quelle a trattazione scritta (dove tutto si risolve mandando una memoria senza che il giudice e le parti si vedano in faccia). Il ragionamento, però, riguarda tutti i tipi di lavoro. Qualcuno dice che il Covid deve servire per cambiare mentalità e modo di lavorare. Non sono completamente d'accordo. Per almeno tre motivi. Non penso che lavorare da casa o comunque isolati migliori l’efficienza ed in generale la qualità del lavoro. La frequentazione con i colleghi, in tutti i tipi di attività, è molto importante: le idee maturano attraverso il confronto, non soltanto consultando i documenti salvati digitalmente. Poi, c'è l’aspetto psicologico: le persone hanno bisogno di incontrarsi, di socializzare. La vita di relazione produce stimoli ed aspettative. Stare da soli, inaridisce. Infine, c'è l’aspetto economico: l'indotto che c’è dietro il movimento quotidiano delle persone. Con lo smart working è sparito o quasi. Propongo un nuovo hashtag che sostituisca #iorestoacasa oppure #Iolavorosmart con #iovadoinufficio.
Buona domenica e buona settimana.

Roberto Cota

 

 


 

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