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cota roberto

Il Premier Draghi ha annunciato un mini condono fiscale che riguarda però soltanto le cartelle esattoriali vecchie di 10 anni (2000-2011) con un tetto di 5.000 euro complessivi a favore di soggetti con reddito Irpef non superiore a 30.000 euro. Alla fine, la montagna ha partorito un topolino. Del resto, come si suol dire, apprezzate le circostanze, di più non si poteva fare. Già, perché c’'èil solito tabù: di condono fiscale non si può parlare perché la sinistra a cinque stelle sistematicamente ne fa una questione ideologica. Non si può premiare chi non paga le tasse, dicono. Peccato che questa presa di posizione ideologica non tiene conto di due fattori. Il primo: esistono milioni di cittadini che hanno pendenze fiscali non perché sono evasori ed hanno nascosto qualcosa, ma perché le tasse non sono riusciti a pagarle e magari hanno scelto di sfamare la famiglia o di pagare comunque gli stipendi ai dipendenti. Il secondo, che merita una riflessione più generale dal punto di vista della giustizia sociale: oggi esistono due categorie di cittadini. Da un lato, coloro che hanno uno stipendio fisso e sono sopravvissuti alle restrizioni Covid, aumentando magari i risparmi in quanto si sono ridotti i consumi. Dall’'ltro, chi non ha lo stipendio fisso. Per questa seconda categoria non ci sono attenzioni, i ristori non arrivano, ma in compenso sono in arrivo milioni cartelle esattoriali. C'è poco da indignarsi, quindi, per il condono fiscale. Semmai la indignazione dovrebbe esserci perché si tratta di una misura ancora poco significativa.

Buona domenica e buona settimana.

Roberto Cota

 

 

 

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