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tribunale novaraNOVARA -19-09-17-Era stata assunta,

con un regolare contratto, per lavorare presso quella famiglia novarese come collaboratrice domestica; un paio di mesi di prova, per verificare se fosse persona non solo “capace” ma anche affidabile cui, nella sostanza, consegnare praticamente la casa mentre loro, i proprietari, erano al lavoro. Si erano trovati bene: quella ragazza, novarese, trentenne all’epoca dei fatti, faceva proprio al caso loro e così avevano deciso di cambiare il suo contratto da tempo determinato a indeterminato: cinque ore al giorno, dal lunedì al venerdì, negli orari in cui i datori di lavoro erano a loro volta impegnati nei rispettivi uffici. E lei si era dimostrata puntuale, precisa, affidabile; insomma la domestica che tutti vorrebbero avere, la persona di fiducia cui si consegnano tranquillamente le chiavi di casa. Ma una sera di maggio (i fatti risalgono al 2013) la padrona di casa apre la cassaforte per riporre alcuni oggetti e nota che all’appello mancano anelli con pietre preziose, bracciali, orecchini. Ma come? Nessun segno di effrazione alla porta d’ingresso, nessuna allerta per l’entrata in funzione dell’allarme, sia esterno che perimetrale. La cassaforte era chiusa e la chiave ce l’avevano solo loro, i proprietari:  lui l’aveva sempre con sé, insieme alle chiavi di casa; lei in due mazzi separati e qualche volta la dimenticava. A quel punto è scattato il controllo. Nello studio l’altra scoperta: da una vetrinetta erano spariti alcuni orologi di note marche e anche una mini collezione di monetine d’oro. Nessuna certezza ma qualche sospetto aveva iniziato ad insinuarsi nella mente dei due coniugi che, obtorto collo, avevano fatto due più due: lei, la colf, aveva le chiavi della porta blindata; conosceva il codice per disattivare gli allarmi, era in casa quando loro non c’erano. Ma inizialmente il loro era, appunto, solo un sospetto e così avevano fatto denuncia contro ignoti Ma poi, piano piano, quel sospetto iniziale è diventato certezza: la conferma che chi aveva fatto sparire gioielli e orologi, per un valore complessivo, euro più euro meno, di circa 40mila euro non era un ladro occasionale ma qualcuno che aveva la libertà di girare per casa, arrivò infatti qualche giorno dopo quella denuncia, quando si accorsero che dal cassettone di un mobile del soggiorno era sparito anche un servizio da dodici di posate d’argento, rimpiazzate da un altro servizio che era più sotto di modo che, ad un’occhiata veloce, tutto sembrasse essere a posto. A quel punto una denuncia più circostanziata, l’avvio delle indagini, il ritrovamento di parte della refurtiva restituita ai legittimi proprietari e infine il processo, che si è chiuso oggi (martedì 19 settembre) in tribunale a Novara con la sentenza di condanna: 1 anno e 2 mesi non per l’ipotesi di reato di furto in abitazione pluriaggravato, ma per furto semplice, sempre pluriaggravato. Il giudice ha disposto la sospensione condizionale della pena condizionata però al pagamento di una provvisionale di 20mila euro.

 
 
 
 
 
 
 
 
 

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