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SEMPIONE- 14-08-2022-- Dopo tre settimane di attività di nonno e di anziano che deve riposare (secondo gli altri), approfitto della perenne mancanza di allenamento, abbinata ad un giro di covid, di un ancor più anziano amico. Saltiamo, quindi, la gita ufficiale del gruppo, ormai lanciato verso le massacranti imprese estive, e ci prepariamo ad un rientro almeno dignitoso con una gita tranquilla dalle parti del Sempione.

GITA N. 84 O 24 PERIPLO DEL TOCHUHORN

GIUGNO 2022

Dislivello: 800 m. Tempo: 5 h.

Due anziani acciaccati e debilitati da inattività (io) e iperattività con virus (l’altro) parcheggiano poco dopo l’alba al Passo del Sempione, 2005. Il caldo devastante del fondovalle, ancor prima che inizi ufficialmente l’estate, ci induce a muoverci presto e a salire in auto il più in alto possibile.

La splendida area del Sempione, a due passi da noi e che sentiamo “geograficamente” nostra, ci viene tenuta un po’ più lontana dai perenni lavori di rifacimento di una strada già più che perfetta per i nostri standard. Sole velato e vento, che diventerà bufera più in alto, ci fanno compagnia. La temperatura di 14 gradi sembra un sogno. Ci dirigiamo a nord ovest attraverso la piana ancora verde fino alle baite di Höpsche ed iniziamo a salire. Il passo di oggi non sarebbe tollerabile per gli atleti del gruppo. Seguiamo il sentiero evidente verso lo Spitzhorli e lo lasciamo poco dopo, tenendo la destra, per dirigerci a Gälmji, 2373. Siamo sulla dorsale fra valle del Sempione e Nesseltal. E siamo anche fra lo Staldhorn e la bocchetta che chiamiamo “del Tochuhorn”.

Troviamo un cartello azzurro e bianco che indica Lengritz a un’ora e fornisce alcune raccomandazioni improntate alla prudenza. Sembra di doversi preoccupare. Seguiamo il sentiero evidente segnato in azzurro e bianco in direzione ovest e in breve arriviamo alla bocchetta del Tochuhorn, 2500 circa. Camminiamo da un’ora e tre quarti e abbiamo allungato di molto il tragitto diretto fin qui. Scendiamo verso la Nesseltal e attraversiamo una grande pietraia dove il sentiero azzurro e bianco è perfettamente lastricato.

Con il ritardo causato dalla strage di neuroni nel cervello di un ultrasettantenne capisco che  siamo su un percorso per biciclette, dell’UIC ( Union Internationale des Cyclogrimpeurs), come vedo osservando con più attenzione la foto che avevo scattato al cartello segnaletico. Si dovrebbe sempre dedicare un po’più di attenzione alla lettura dei cartelli in montagna. Dopo la pietraia quasi pianeggiante una breve risalita ci porta all’inizio del tratto di discesa a tornanti su un versante molto ripido che richiede attenzione anche a piedi.

Scendere di qui in bicicletta a me sembra pura follia, ma non me ne intendo. Capisco bene, adesso, le raccomandazioni alla prudenza. Mi ricordo che di qui ero passato qualche decennio fa con l’amico Sergio Novaresi, in senso inverso. Adesso ci siamo abbassati di un centinaio di metri. Ricomincia una morbida risalita, sempre diretti a occidente. Attraversiamo un comodo nevaio e passiamo dalle parti di una baita che dovrebbe essere Lengritz, a quota 2425.

Costeggiamo il laghetto Undre Rossusee, ancora non prosciugato nonostante la siccità, ed incrociamo il sentiero che dal Passo sale alla Nanzlicke e allo Spitzhorli. L’anziano poco allenato dice di fare molta fatica e di dover “rompere il fiato”. E così, anziché scendere, teniamo la destra (nord ovest) e saliamo alla bocchetta (2602), così chiamata perché dà sulla Nanztal (un’ora e un quarto). Il vento contrario ci butta quasi a terra, smorzando le velleità agonistiche dell’amico, e ci limitiamo a raggiungere il fabbricato chiuso che si trova appena oltre la dorsale, sulla sinistra.

Torniamo rapidamente sui nostri passi fino ad un piccolo specchio d’acqua quasi asciutto, riparato dal vento, poco sopra il laghetto Undre Rossusee, costeggiato prima. Durante la pausa ci raggiungono anche due gocce portate dal vento, ma prevale il sole. Lungo l’evidente e battutissimo sentiero verso oriente torniamo al Passo del Sempione (due ore da Nanzlicke) e ci rituffiamo nella calura del fondovalle.

Gianpaolo Fabbri

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