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Djalali foto

NOVARA -11-11-2017- Il governo, attraverso il viceministro degli Esteri, on. Mario Giro, ha risposto ieri all'interpellanza presentata dall'on. Pia Locatelli e sottoscritta da oltre cinquanta deputati, sulla condanna a morte stabilita da un tribunale di Teheran per il ricercatore Ahmadreza Djalali, che per due anni ha lavorato a Novara al Centro di Medicina dei disastri dell'Upo. "Nel ripercorrere le tappe dell'azione del Governo sul caso Djalali, il viceministro Giro ha sottolineato come l'esecutivo, in ben cinque occasioni tra febbraio e agosto 2017, sia a livello politico sia a livello diplomatico, abbia "seguito", "invitato", "sensibilizzato" le autorità iraniane sulla questione. Quest'attività (a cui si aggiunge quella dei partner europei, in primo luogo la Svezia), tuttavia, sembra aver avuto una influenza del tutto trascurabile sulla sorte del ricercatore che, il 21 ottobre 2017, è stato condannato a morte - si legge in una nota diffusa dalla senatrice a vita Elena Cattaneo, dal presidente della Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani, senatore Luigi Manconi e dalla senatrice Elena Ferrara. "Condividiamo le parole pronunciate dall'on Locatelli che oggi nella sua replica ha osservato come sia fondamentale che il nostro Paese sia a fianco delle comunità scientifiche internazionali in difesa delle libertà fondamentali dei ricercatori - prosegue la nota - Proprio per questo chiediamo al governo di perseverare nell'azione politico-diplomatica e di valutare l'opportunità, coinvolgendo anche altri partner europei, di sospendere quegli accordi volti a facilitare la cooperazione scientifica ed accademica con l'Iranfinché non siano garantiti effettivi diritti di difesa, un processo giusto e scongiurata l'esecuzione del dottor Djalali". (N.C)

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