NOVARA- 23-04-2018- "Mi pedinava. In
quegli anni frequentavo le scuole serali, rientravo a casa tra le 11 e le 11 e mezza e me lo trovavo lì, seduto in auto. Così per due sere la settimana e per tre mesi di fila. Ogni volta la stessa storia: scendeva dalla macchina e mi chiedeva di poter salire in casa, di tornare a vivere tutti insieme". Non solo pedinamenti, anche messaggi inquietanti del tipo “Dille che so dov’è e che tra un’ora sono lì. Se scopro che frequenta qualcuno..” inviato sul telefono dell’amica della ex moglie con la quale quella sera la donna era fuori. Alla fine lo aveva denunciato e l’uomo, 58 anni, originario della provincia del Vco ma da anni residente a Novara, è finito a processo con l’accusa di stalking. “Non la seguivo - si è difeso lui in aula - la cercavo solo per definire alcune questioni” e si era detto pronto a ritornare in famiglia; anzi: voleva tornare con la compagna e con il figlio, oggi ventenne. La loro era stata una storia complicata, fatta di separazioni e ricongiungimenti. “Ci siamo conosciuti agli inizi degli anni Novanta - aveva detto la donna in aula - Nel 1996 abbiamo avuto un figlio e da quel momento le cose sono peggiorate; tre anni dopo i nostri rapporti erano già cambiati; lui usciva spesso e rientrava tardi. Nel 2005 ci siamo separati ma in realtà fino al 2014 ci siamo frequentati anche se i rapporti avevano alti e bassi. In quell’anno divorziammo” e due anni dopo lei gli aveva chiesto indietro la chiave di casa perché una sua vicina l’aveva avvertita che lui andava lì. Da quel momento erano iniziati i pedinamenti e i messaggi. Il pubblico ministero ha chiesto la condanna a 1 anno e 3 mesi, il difensore l’assoluzione almeno con formula dubitativa; il giudice, questa mattina (lunedì 23 aprile) lo ha condannato alla pena di 1 anno mandando alla sede civile la quantificazione del danno. Il difensore ha preannunciato appello.


